2009 CALTANISSETTA – Concorso internazionale di idee per la riqualificazione di una porzione del centro storico

Il presente progetto tende a concretizzare, senza sorta di presunzione, gli obbiettivi perseguiti dall’Ente Banditore, mediante la creazione di un vero e proprio grande giardino alchemico funzionale, privilegiando la totale pedonalizzazione dell’area interessata ( salvo per i mezzi di pubblica utilità) e tenendo conto parallelamente di tutti gli aspetti progettuali (contesto morfologico urbano, consistenze storiche, viabilità, ecc.).

Tali tipi di giardini racchiudono in sé valori simbolici, i cui elementi costituitivi essenziali sono l’acqua e la pietra.

Considerando che il livello di progettazione richiesto in fase odierna è limitato all’idea progettuale e non al dettaglio particolareggiato, al fine di una migliore comprensione puntuale, può essere utile riferire un illustre esempio di tipologia di giardino alchemico, quale quello di Carlo Scarpa della fondazione Quercini di Venezia.

La scelta progettuale si origina da diverse considerazioni storiche nate dallo studio dei significati che avevano dato vita a Caltanissetta nel periodo medioevale, determinando il sorgere del primo campo sacro, delimitato dalle tre chiese di Santo Spirito, di Santa Maria La Vetere, della Chiesa Dei Tre Re e del Castello di Pietra Rossa.

Tali significati presero vita da una tradizione che, partendo dalla corte di Ruggero II, si diffuse e influenzò tutta l’architettura arabo-normanna (attualmente riscontrabile in alcuni simboli decorativi del palazzo Moncada e della facciata di San Sebastiano di Caltanissetta), costituendo una fascinosa architettura esoterica collegata al moto del sole e degli astri.

Insomma, una sorta di gigantesco gnomone solare, ma soprattutto un grande simbolo alchemico.

Come è noto, tutta l’architettura Arabo-Normanna siciliana nacque e si sviluppò, pietrificandosi negli edifici isolani, grazie all’emigrazione di sapienti esoterici islamici ed ebrei che, accolti alla corte di Ruggero II, elargivano la loro scienza allo scopo di determinare la nascita dell’uomo nuovo attraverso una vera e propria iniziazione .

L’architettura delle consistenze di rilievo presenti nel progetto, quindi, è di tipo simbolica in quanto prodotta in un’epoca in cui quasi tutte le attività umane venivano influenzate da una visione mistica della vita terrena, come slancio dell’anima verso il trascendente, per cui si è delineata nei secoli attraverso tre strade, che hanno rappresentato tre facce e tre espressioni differenti di una stessa unità.

Esse erano quella muratoria, quella monastica e quella guerriera cavalleresca, che avevano lo scopo di spingere l’uomo a meditare sul mistero della vita e a condurlo gradualmente alla scoperta che la Verità è l’Uno che dischiude il Molteplice ed allora, spinto dal bisogno di comunicare ai suoi simili la propria intuizione, lascia loro un messaggio che non può non essere che simbolico, perché il linguaggio umano è inadeguato ad esprimere l’ineffabile.

L’irrigidimento del pensiero razionale ha progressivamente allontanato l’uomo da tutte le valenze simboliche che miravano a donare la città di tutti quei valori che aiutavano l’uomo ad abitare, ma fondamentalmente a ricreare tutto quel complesso di significati capaci di identificare la città come “specchio del cosmo”, e quindi a rendere incomprensibile tale metafora a noi moderni.

Ma, ad esempio, lo studio attento delle mensole dei balconi e delle geometrie del Palazzo Moncada rende chiara la sua impostazione simbolica, che si oggettiva nel rapporto dell’edificio con i quattro elementi: acqua, fuoco, aria e terra, che altro non rappresentano che il rapporto con le stagioni, con i quattro punti cardinali, con i quattro momenti della giornata: alba, giorno, tramonto, notte.

Va precisato che questi elementi racchiudono nella propria struttura architettonica implicazioni astronomiche, miniaturizzazioni cosmiche, riferimenti conclamati o nascosti alla terra, al cielo, ai moti dei maggiori corpi celesti.

Cioè, i simboli che si ritrovano nella codificazione di tale palazzo sono di tipo astrologico ed alchemico di chiara filosofia rosacrociana, la quale quest’ultima, applicata all’architettura, cercava di far comprendere come tra architettura e cosmo vi fosse una corrispondenza biunivoca, intendendola come una vera e propria sintesi del mondo, che cercava di riunificare una realtà frammentata.

E’ anche importante sottolineare che, nell’accezione più generale, il simbolo è la raffigurazione in termini di astrazione di una entità, quindi non va tuttavia confuso con il segno, essendo esso la mera rappresentazione espressiva per lo più grafica di un’idea, mentre il simbolo vive in una dimensione sua propria, squisitamente concettuale.

Pertanto, l’intenzione del riutilizzo del simbolismo, minimizzato in chiave moderna, ha lo scopo di ridonare quella significazione propria che la città di Caltanissetta aveva avuto fin dal suo sorgere.

Quindi, questo progetto dal grande giardino alchemico funzionale riconducendoci all’originaria significazione nissena e tenendo conto della realtà odierna, dovrebbe “Comunicare, Respirare, Socializzare”, ovvero:

  1. valorizzare e sfruttare le consistenze storiche preesistenti affinché si costituisca un vero richiamo turistico – culturale;

  2. garantire la massima fruibilità, da parte degli stessi cittadini, del centro storico finalizzandone la trasformazione a vero e proprio salotto di collettività socio – ricreativo – culturale.

Oltre allo studio concettuale di progetto è opportuno sintetizzare l’intervento di accennata viabilità alternativa per una migliore e completa lettura dello stesso.

L’elemento di maggiore forza progettuale è dato, appunto, dall’architettura dell’acqua che, oltre a consentire un intervento di leggerezza organica, quindi un filologico di connessione del tessuto urbano interessato, dovrebbe stimolare la politica locale a sfatare il concetto di emergenza idrica, tanto sentito per l’area nissena. Un timido suggerimento potrebbe essere quello di valutare (mediante un successivo studio) la possibilità di canalizzare le acque piovane degli edifici circostanti, nell’ambito del progetto odierno.

In generale, il progetto prevede quanto segue:

1) La riqualificazione della piazza Garibaldi mediante un anello di acqua e verde intorno all’attuale ed invariata Fontana del Tritone che, con un disegno di particolare pavimentazione, determina il volano di sviluppo dell’intero intervento, da e verso la piazza stessa. Questa pavimentazione manterrà una materializzazione ordinaria con il riuso del basalto preesistente e l’inserimento della pietra chiara locale di Caltanissetta (calcarinita), laddove quest’ultima servirà da cornice planimetrica per contornare e valorizzare tutto l’edificato interessato.

2) In prossimità del fronte della chiesa di S. Agata, lasciando la stessa libera da barriere visive, si ergerà una quinta verticale di acqua spinta dal piano pedonale che alla ricaduta determinerà un corso fluviale che attraverserà tutto il tratto di corso Umberto, accennandone il prosieguo oltre la piazza Garibaldi e fin dove possibile, in quanto la carreggiata stradale del secondo tratto di corso Umberto tende a restringere rimanendo carrabile. Il corso d’acqua è racchiuso da due fianchi di verde funzionale che, a tratti, potrebbe essere anche utilizzato a servizio degli esercenti ricreativi (bar e simili) per periodi consentibili.

3) L’ingrottamento parziale di via V. Emanuele per un tratto di circa 200 mt e per la parte carrabile, che sarebbe certamente utile al continuamento della circolazione veicolare in virtù dell’isolamento pedonale complessivo dell’area, senza creare scompensi ambientali, in quanto appunto sottomessa alla sede superiore pedonale la quale diverrebbe di fruibilià socio – collettiva come corso Umberto e di completamento alla già pedonalizzata via Palermo . Tale ingrottamento per le parti cementificate sottomesse sarà rivestito da pietra arenaria di Caltanissetta (sabucina), inoltre la parte superiore pedonale (per il solo tratto di proiezione sottostante) sarà caratterizzata da grandi ma leggere arcate in legno lamellare o ferro trattato, ad altezza incostante , interposte in prossimità delle linee di demarcazione dei singoli palazzi prospicienti la via V. Emanuele come se accennassero al solo telaio di una galleria aperta .

4 ) La riqualificazione della salita Matteotti , mediante la formazione di un gradinata – teatro (all’uopo) per manifestazioni locali , fiancheggiata da due rampe per l’abbattimento delle barriere architettoniche , per il primo tratto , mentre per il secondo tratto è stata pensata una balconata ben integrata che sempre senza variare la pendenza stradale costituirebbe la nuova copertura pedonale ( in parte anche luminosa ) del sottostante rifugio antiaereo.

Quest’ultimo , destinabile a museo della memoria bellica ,in virtù della sua presunta profondità ha determinato la previsione di un doppio nuovo livello parzialmente sottomesso che a sua volta potrebbe essere utilizzato come locale per botteghe artigianali e/o di integrazione allo stesso sottostante museo o ad altro , ritenendo che si ricaverebbero circa 200 mt. di superficie interna calpestabile senza alterare il contesto ambientale.

5 ) La riqualificazione del largo Barile (considerando anche l’ipotesi dell’architetto Carnicelli, secondo il quale il lato aggettante del palazzo su largo doveva servire per la residenza privata e aprirsi ad un giardino) mediante la realizzazione del giardino previsto originariamente che per il trasferimento della Corte (di cui facevano parte i Moncada) in Spagna non fu’ portata a termine.

Ovvero la formazione di un vero giardino separato dal palazzo Moncada da due specchi d’acqua laddove la facciata interessata dello stesso palazzo resterebbe interamente ben visibile da tutti i punti di vista d’ingresso al largo.

6) L’impellicciatura della Banca d’Italia scaturita da una rivisitazione ritmica progredita dei prospetti dei palazzi storici adiacenti, utilizzando elementi e materiali già noti nel progetto complessivo.

inoltre la formazione di una galleria vetrata aperta e di connessione tra il corso Umberto , la salita Matteotti e la via Paternò a servizio di espositori artigianali locali implicherebbe automaticamente la riqualificazione della stessa via Paternò ed il suo fatiscente intorno fino a comprendere il bastione a fianco della chiesa di S. Agata, dove sara ricollocata la statua di Umberto I°.

 

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